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Vulcano e lo zolfo

Le prime notizie di natura indiretta si ottengono da alcuni atti custoditi presso l'archivio Capitolare di Patti. Da un privilegio del 18 Maggio 1276 apprendiamo una domanda del Vescovo di Lipari e Patti per l'esportazione di zolfo, di allume ecc. Il 15 Maggio 1533 il Vescovo di Lipari concede in enfiteusi miniere di zolfo, allume e vetriolo esistenti nelle Isole Eolie, “ item etiam convenerunt quod ipsi domini Iacobus et Marcus Antonius et sui heredes et successores ut commodius alumina, vitriolum et sulphur in eisdem mineris et fodinis valeant “.
Nel corso del 1700, il Vescovo Ventimiglia, nel tentativo di combattere la disoccupazione, aprì una “ fabbrica “ nell'isola di Vulcano per lo sfruttamento dello zolfo e di altri minerali. Ma fu costretto a ritirarsi dall'impresa perchè contrastato dai borghesi possidenti di Lipari i quali da un canto si vedevano preclusa la facoltà di “ legnare “ liberamente in quell'isola, e, dall'altro, paventavano che l'affluenza di manodopera nella “ fabbrica “ avrebbe potuto far lievitare il costo del lavoro. Ma l'accusa di comodo che inventarono fu ben altra, e sortì l'effetto voluto: presso il Vicerè di Palermo essi indicarono il Vescovo come responsabile dell'inquinamento dell'aria – a motivo dei fiumi originati dal processo di purificazione dello zolfo – e del conseguente deperimento delle vigne e dei coltivi a Lipari e a Salina. L'8 Marzo del 1706 una lettera del Tribunale della Regia Monarchia ordina al Vescovo di sospendere l'estrazione dello zolfo e dell'allume nell'isola di Vulcano, poiché il fumo porta nocumento ai raccolti di uva passa.
L'ordine viene ribadito il 27 Maggio del 1707. Nel corso dell'anno 1722 si verificò una forte eruzione nell'isola di Vulcano. Non si hanno riscontro di popolazione residente o di addetti all'estrazione dello zolfo. L'8 Aprile 1813 il Vescovo di Lipari, Mons. Silvestro Todaro, con autorizzazione del Re di Napoli, diede in enfiteusi al Generale, Marchese, Don Vito Nunziante terre arenose della Mensa Vescovile: Levante, Ponente fino a Monte Saraceno e alle Grotte di Lentìa. Il 16 Aprile 1813 aggiunse altre 2 salme e mezzo presso la Fossa. Parimenti certo Magg. Leonardo Donato ricevette in enfiteusi a nome dello stesso Nunziante altre 10 salme dietro Porto Ponente e Porto Levante. Tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800 si producevano annualmente 4.000 quintali di zolfo. Nel 1830 se ne ricavava un provento complessivo annuo di cinque mila lire, di cui: 3 mila provenienti dalla estrazione dello zolfo e 2 mila da quella dell'allume e dell'acido borico.
Testo di Giuseppe La Greca
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