Un Percorso, una storia

“ ..... una rupe nera su cui sorgevano cinque chiese, i resti dell'antica città in rovina e la roccaforte. La sera salimmo alla cittadella, seguendo una strada ripida. Una tromba suonava sui bastioni. I detenuti, dopo aver girato per la città durante il giorno, sono costretti ogni sera, a questo richiamo a tornare nella vecchia cittadella, dove restano rinchiusi fino al mattino “.
Gaston Vuillier, pittore di paesaggi e poeta, approdò a Lipari alla fine del XIX sec. E come dipinse, con le parole il Castello, proverò a camminare per queste vie che si intersecano nel ventre di Lipari. Il mito, persistente, che aleggia nell'aria riporta agli deì che abitarono in queste sette isole, che stranamente formano una lettera, la ipsilon, e in quella lettera racchiusi leggende e storie. Il primo sguardo parte da una piazza che si affaccia al mare, Marina Corta, dove una penisola si stende come un braccio sul mare. L'isola del Purgatorio, anticamente Madonna delle Nevi, poiché, i detenuti prima di essere trasportati alle carceri, passavano da questa chiesa per essere purificati. Come un guardiano, la rocca sovrasta questa piazza e per giungere ad essa mi avvio per Via Garibaldi.
La Cittadè – il Castello – è un costone a picco sul mare, un sito strategico per la difesa di tutte quelle civiltà che si sono succedute nell'isola. La scalinata del Concordato finisce proprio di fronte alla Cattedrale di San Bartolomeo, mentre una porta d'ingresso principale ( P.zza Mazzini ) conduce ad un lungo corridoio che porta all'Acropoli, un'orma del passato dell'isola e dell'arcipelago intero. Le chiese, le tombe, i reperti fanno di questa zona una delle più celebri per via del Museo più importante d'Europa. Un edificio, degli anni '20, ricorda uno dei luoghi ( l'altro ubicato nella zona di Via Maddalena ) per i confinati politici. Superando le chiese di Santa Caterina, dell'Addolorata e dell'Immacolata, si innalza imponente la Cattedrale col suo campanile neo-barocco. La stessa custodiva le reliquie del Santo e dopo la distruzione dovuto ad un incendio, venne ricostruita da Ruggero I. All'interno, il bellissimo Chiostro Normanno a cui si accede dalla navata destra e dove gli ambulacri sono coperti a volta con quattro campate per ogni lato. Uscendo, attraverso la piccola distanza che mi separa dal Parco Archeologico ed accanto ad esso, l'Anfiteatro. Uno spettacolo si para davanti ai miei occhi, una terrazza aperta sul mare e ai panorami che abbracciano questa rocca.
Posseggo l'isola negli occhi e la domino dall'alto circondata dalla bellezza che essa ne scaturisce. Non so quale fosse il compito di quegli dei che vi abitarono, ma se Eolo donò ad Ulisse un'otre piena di venti per spingere la barca fino ad Itaca, il vento che smuove i miei capelli mi spinge in aria e sospesa in questo azzurro cielo, il viaggio continua in quest'isola dai mille aspetti. Una leggenda, narra, del primo abitante dell'isola: Liparo, scappato dall'Ausonia con la sua gente.
La leggenda vuole che Eolo ne sposò la figlia e alla morte del Re divenne sovrano dell'isola. Se volgo lo sguardo, da questa terrazza, Vulcano si profila all'orizzonte, dove quel dio del fuoco forgiava le armi per Diana e Apollo, la corazza per Ercole e lo scudo per Achille. Giro gli occhi verso la montagna, e anche se non la vedo Pianoconte mi ricorda l'eremita Calogero, il cui nome è legato alle Terme di Lipari. La leggenda narra che quella zona fosse infestata dai diavoli e proprio lì sgorgarono le acque salutari. Risvegliata dal vento, ridiscendo la strada dalla pavimentazione in pietra lavica. Il budello che percorro mi porta nel Corso Vittorio Emanuele, il cuore dell'isola.
Ogni parte dei suoi vicoletti sbocca in un angolo di storia antica e tra il dedalo di viuzze scoprire l'isola è come caricarsi di cultura. Il centro storico, in estate viene chiuso al traffico e diventa un oasi per passeggiare lungo i marciapiedi e percorrendolo fino in fondo si arriva Sotto il Monastero, punto di attracco per navi ed aliscafi. I vicoletti si susseguono uno appresso all'altro e descriverli non basterebbero tante pagine. I nomi delle zone di Lipari sono tante, ma due ancora li voglio riportare tra le righe. Una di queste è l'Osservatorio Geofisico, dove una veduta offre Vulcano e Vulcanello e per gli amanti delle spiagge, Valle Muria è un punto dove il cielo e il mare sono tutt'uno.
La raggiungi da una discesa in mezzo ad un vallone di roccia vulcanica e la natura. L'ultimo sguardo per dipingere questa sirena lo dedico a quello che sento, e se l'acqua il fuoco e il vento sono gli elementi che l'hanno forgiata, il patrimonio offerto nelle sue vedute da qualcosa di straordinario. E tra il mare azzurro, dolci colline macchiate di verde o aride e solforose, oppure tra pergole, fichi d'india e colonne bianche, spazio tra la natura, l'architettura e le leggende. E come una timida bambina, rispetto quest'oasi donandole il mio canto d'amore.

Testo di Oriana De Teresa

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