Gli Scogli Promessi
di Geri Palamara con la collaborazione di Oriana De Teresa
Con un anello gettato in mare tra migliaia di fiori, da un palcoscenico di imbarcazioni, l'artista unisce le “ Rupi Erranti “.
Uno era uno scoglio alto e stretto, uno spuntone di roccia candida a picco sul mare, l'altro una piccola isola di pietra e granito, marmoreo nei riflessi, non più alto dell'albero di una vela, di forma circolare e posto a poche decine di metri all'ombra vespertina del compagno. Così i due scogli si presentavano, amanti eterni, esterni d'autore vulcani in meditazione, torri dolomitiche o antichi Moby Dick, da sempre tra loro irraggiungibili. Dapprima sopportarono le tempeste di fuoco e i tremendi uragani della Creazione. Sopravvissero a maree e terremoti, a meteore e ad assestamenti del fondo marino.
Durante gli ultimi secoli furono spazzati senza tregua da Eolo, re di tutti i venti e di tutti i venti conobbero la delicata carezza e il cieco furore. Videro nascere e morire il sole milioni di volte. Assistettero, muti testimoni, al susseguirsi di generazioni di squali e di piccoli granchi. Ebbero il tempo di contare tutte le stelle di quella parte di cielo e passarono incolumi attraverso guerre ed esplorazioni.
L'ambiente è situato tra il canale di Lipari e Vulcano. Più precisamente si tratta dei Faraglioni di Vallemura il cui nome attualmente è Pietra Lunga e Pietra Menalda.
La performance consiste nel legarli realmente alla cima, mediante vere e robuste corde da marinaio, non per imprigionare soltanto lo scorcio di un paesaggio, bensì per simboleggiare il legame d'amore che è libertà.
Poichè quando gli uomini persero miti e immaginazioni, solo il poeta attuò piani per recuperarli. Il poeta studiava le leggende di tutti i mari e di tutti i tempi, cercandole faticosamente dentro la memoria degli atomi o delle isole. Poi cominciò a spostare di forza, e gli atomi e le isole. Poi reinventò la leggenda degli Scogli promessi. Li fece rinascere. Li crebbe. Infine, li unì
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